IL TRAGICO RUOLO DELLA VALTIBERINA , tra E/45 bloccata , DIGA, FERROVIA e STRADE NON COMPLETATE.

Nel  giro di 48 ore dovrebbe essere deciso qualcosa.  Cosa di sicuro non si sa. Anche perché le notizie sono talmente divergenti da fare quasi spavento.  Insomma chi non dorme per il timore che la E45 non riapra, qualche sonno turbolento dovrà ancora farlo. In una testata online viene riportata la notizia allarmata di un tecnico chiamato ad analizzare la situazione tecnica del viadotto Puleto. Dall’altra, su quella cartacea, il via libera alla riapertura, questa volta a voce Anas.  Insomma chi dovrà metter la firma al dissequestro del ponte avrà comunque una grandissima responsabilità. L’Anas dal canto suo ha già detto che il Puleto può essere riaperto, anche ai mezzi pesanti.   Nel frattempo i gruppi di cittadini riuniti su facebook continuano a chiedere a gran voce attenzione verso questa viabilità, ma anche sulla viabilità alternativa che come in  un mantra viene sempre affiancata alla E45, ora, anche se fosse stato più proficuo affiancarcela prima del disastro. Senza che nessuno si domandasse come mai nemmeno a margine di questa tragedia si sia pensato di intervenire sulla vecchia statale. Il nulla più assoluto.

Purtroppo, anche quelle dei cittadini,  sembrano voci, urla di disperazione in alcuni casi,  nel deserto più assoluto.  Non si legge una riga su un quotidiano nazionale, come se questa strada non fosse mai esistita; o come  se,  il problema che pensiamo interessi milioni di persone,fosse  pura illuminazione  della fantasia.  In molti cominciano a sollevare dubbi sulla consistenza della problematica.

Intanto la nostra valle piange. Piange per la Bocca Trabaria disastrata; per una E78 al di là dal divenire; di una diga ridotta al Lago di Pollicino di una ferrovia Fantozziana, e ora di una E78 che disastro dopo disastro: tra frane, sospetti di affossamenti di rifiuti pericolosi sul manto stradale, e ora le pericolosità dei viadotti ha solo calmierato il calice del pianto.

Il nostro pensiero va al  disagio dei  molti che a causa di questo blocco stanno perdendo lavoro e soldi. Famiglie intere che sono al collasso per l’assoluta mancanza di programmazione di pochi. Un danno enorme che rischia di trasformarsi in una vera e propria catastrofe economica se non ci si mette rimedio subito.

Fa specie sentire parlare di Tav, di treni ad altissima velocità quando nel nostro territorio le infrastrutture stanno indietreggiando agli anni 20 del secolo precedente,  per non dire oltre. E tutto questo nel silenzio assordante dell’informazione nazionale.

 

LA FERROVIA CENTRALE UMBRA SECONDO UMBERTIDE CAMBIA 

 

“Osserviamo con attenzione, ma anche con una certa preoccupazione, gli sviluppi della vicenda che riguarda la ex ferrovia centrale umbra. Abbiamo sempre espresso fiducia nella positiva soluzione di una questione complessa relativa a quella che per noi dovrebbe essere la spina dorsale del trasporto regionale, certamente per le persone, in prospettiva anche delle merci. Vorremmo vedere quindi un investimento concreto nel sistema ferroviario, ma ci preoccupano disfuzioni, lungaggini e strategie non sempre coerenti. Se infatti da una parte la tratta Ponte San Giovani / Terni verrà acquisita direttamente da RFI, il tronco Ponte San Giovanni / San Sepolcro dovrebbe andare solo in concessione al gestore nazionale. Fatto che evidenzia chiaramente una mancanza d’interesse, quindi una prospettiva incerta. “Con il ripristino del servizio ferroviario sulla tratta Città di Castello / Ponte San Giovanni e con i lavori di ristrutturazione eseguiti in tempi molto brevi – spiega il Presidente di Umbertide cambia Alessio Tardocchi – si pensava di dare risposte ai bisogni di mobilità di tanti cittadini. Quello che sembrava un lavoro eseguito in maniera scrupolosa e professionale, si sta rivelando invece l’ennesima beffa per gli utenti dell’alta valle del Tevere. Infatti il servizio è ripreso, ma i treni viaggiano a velocità di inizio 1900, costringendo gli utenti (pochi!!) a tempi di percorrenza molto lunghi. Questo perché non si è provveduto al montaggio dell’apparato di sicurezza per il controllo della marcia treno. Conseguentemente l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie ha imposto che i medesimi viaggiano ad una velocità ridotta (50km/h). Altro aspetto negativo che ci viene segnalato dai passeggeri – aggiunge Tarocchi –  riguarda l’impostazione del nuovo orario non corrisponde nella gran parte dei casi agli orari d’ingresso di scuole, uffici, aziende. Inoltre, gli orari stessi non sono congrui con i treni interregionali per Roma, Firenze, Milano non rispettando le coincidenze come avveniva in passato. Ciò sancisce l’isolamento completo della nostra vallata e, peggio ancora, ha incentivato l’uso dei mezzi privati per gli spostamenti, contribuendo dunque a rendere Perugia una delle città più caotiche ed inquinate d’Italia.

Umbertide Cambia auspica quindi l’immediato passaggio alla Rete Ferroviaria Italiana (RFI) della gestione dell’infrastruttura, portando così l’innalzamento della velocità a 70km/h con la conseguente rimodulazione dell’orario di servizio. Da parte sua RFI dovrà assolutamente evitare una nuova chiusura della tratta Città di Castello / Ponte San Giovanni, rischio prevedibile nel breve periodo se non si interviene celermente per stabilizzare il binario nuovo. In un’ottica di efficientemento del servizio sollecitiamo inoltre la previsione di alcune corse su Perugia Centrale (Fontivegge – stazione FS), fulcro del trasporto nel comune di Perugia in quanto collegata a minimetrò per il centro, bus per l’ospedale, centri commerciali.

Chiediamo infine una parola chiara e definitiva circa il potenziamento dell’officina di Umbertide, anche in un’ottica di opportuna e necessaria valorizzazione della bretella fantasma di Pierantonio”.

 

 

 

 

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