PIAZZA BURRI: Tutto bello ma l’opera di molti anni fa andrebbe contestualizzata nel nuovo millennio. I dubbi di Tiferno Insieme

Piazza Burri, il “Grande Sogno” dell’artista di donare alla sua città un punto di attrazione mondiale. Tutto estremante bello, con tutto quello che la realizzazione della piazza porterebbe in fatto di cartolina tifernate nel mondo. Ma qualche piccolo dubbio  sulla contestualizzazione attuale  dell’opera così come realizzata sulla carta 35 anni fa, è stato trovato. Nicola Morini e Vittorio Vincenti  di Tiferno Insieme pongono  qualche quesito sul progetto : uno è appunto  sulla contestualizzazione attuale dell’opera senza riguardare l’area dove questa andrebbe a sorgere,  e rendere così l’intervento  omogeneo e funzionale ad una città moderna. Gli altri riguardano i finanziamenti e l’inserimento dei finanziatori nella fondazione che andrebbe creata. Spunti e note  che fanno riflettere e che andrebbero approfonditi. 

“Al di là dell’opinione che si può avere sulla gradevolezza estetica dell’ “edificio nero”, del “teatro scultura” di “piazza Burri” e al netto della occasione obiettivamente affascinante di poter “legare” con una visione architettonica del maestro la “città contemporanea” alla “città rinascimentale”, nella prossima Commissione tenteremo di chiarire alcuni aspetti che ci lasciano molto perplessi sul nuovo accordo di programma fra Comune e Fondazione.

Il progetto di Piazza Burri – scrivono Morini e Vincenti di Tiferno Insieme – è stato pensato 35 anni fa e viene collocato in un contesto attuale profondamente cambiato. Burri non era un urbanista e la sua proposta è certamente molto più legata ad una visione estetica della piazza che ad una sua funzionalità a favore dell’intera città.  Quindi il progetto andrebbe rivisto alla luce di queste mutate esigenze e soprattutto affrontato entro un quadrante che comprenda anche gli enormi spazi antistanti da riqualificare degli ex-Mulini Brighigna, la zona del consorzio agrario, fino alla stazione ferroviaria. Il rischio infatti è che  intervenendo in modo separato e incoerente con “Piazza Burri” potremmo creare un “tappo” invece che un “link” urbanistico “nuovo cuore della città”. È per questo motivo che “Tiferno Insieme” chiede da tempo di usare in questo caso lo strumento del “concorso di idee” per andare a riprogettare e ridefinire l’intero intervento. Sarebbe l’occasione per coinvolgere, attraverso un concorso internazionale, “archistar” che potrebbero ben ricollocare il “sogno di Burri”, accrescendo la qualità progettuale delle opere non prettamente artistiche e accessorie e dando valore aggiunto all’attrazione turistica della piazza.

Oltre a ciò rimangono in sospeso una serie di importanti interrogativi. Va chiarito ad esempio chi siano gli investitori, indicati troppo genericamente come “eminenti personalità degli Emirati Arabi”. Cosa significhi in concreto il fatto che siano disponibili a finanziare il progetto con la prospettiva di “favorire la crescita del vivace panorama artistico del mondo arabo e mediorientale”.

Gli investitori sono disposti a realizzare interamente e a propria cura e spese “l’edificio nero” concepito da Burri come “quinta scenica della piazza” con l’obbiettivo di adibirlo a sede internazionale di attività di arte contemporanea. Per realizzare tutto questo si pone come condizione la creazione di un ente tutto nuovo, la fondazione “Alveare”, che sarà costituito da personalità emiratine, che ne garantiranno la dotazione finanziaria, e dalla Fondazione solo per quanto attiene la direzione scientifica ed artistica. Infatti la fondazione “Alveare” dovrà essere autonoma dalla Fondazione Burri quanto a mezzi finanziari e scelte gestionali. È opportuno che il Comune a questo punto non debba avere la benché minima voce in capitolo sull’ “Alveare”? Chi sarà il proprietario del nuovo edificio?

Questa nuova fondazione “opererà innanzitutto al fine di consentire la nascita di un laboratorio artistico avente lo scopo di far confluire da ogni parte del mondo proposte e progetti di giovani artisti emergenti. Concordiamo sul fatto che fare di Città di Castello un laboratorio e centro di promozione artistica sia una prospettiva affascinante; ma quanto è coerente tutto questo con la volontà di Burri e le finalità celebrative della “sua” opera che (con un accento esclusivo) lui stesso aveva affidato alla Fondazione?

Dalla Fondazione – concludono- si chiede di addivenire con il Comune ad un nuovo accordo di programma “nei tempi certi e inderogabili richiesti dai finanziatori”; ma, oltre a riflettere sulle già menzionate criticità, non sarebbe opportuno fermarci un attimo e domandarci se fosse davvero questo “l’ultimo sogno di Burri”? Infine, dove sono finiti i principi di “partecipazione”, tanto cari (sulla carta) a queste Giunte, quando troppi tifernati non conoscono nemmeno il progetto?”.

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