LA PRIMA SAUNA MODERNA LA INVENTARONO I …TIFERNATI. Il Rotary restaura la stufetta dei Vitelli

Da oggi la Pinacoteca di Città di Castello avrà un ambiente in più da visitare: è la stufetta dei Vitelli, nel Rinascimento l’equivalente della sauna moderna o della spa, recuperata completamente grazie al Rotary Club tifernate. Rarissima nei palazzi del Cinquecento, ce ne sono altre due integre, a Castel Sant’Angelo e alla Rocca di San Vitale. Durante l’anteprima per la stampa, la presidente del Rotary Silvia Mercati si è detta orgogliosa “del lavoro compiuto a nome di tutto il club per aver arricchito il nostro patrimonio artistico, dimostrando ancora una volta vicinanza e unione con la società locale. Ho saputo di questa stufetta, quasi per caso, grazie ad un amico, cultore dell’arte cittadina e artista lui stesso, Marco Baldicchi, ma da quando ho visto la bellezza dell’ambiente, ho fatto del suo recupero uno degli obiettivi della mia presidenza”. Come ha spiegato Maria Brucato, funzionario della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, responsabile del procedimento di restauro, “sono rarissime le stufette conservate integralmente: ce ne è una a Castel Sant’Angelo e una nella Rocca dei Sanvitale a Fontanellato. Il recupero completo di questo ambiente e del suo apparato decorativo rende la Pinacoteca di Città di Castello un esemplare ancora più ragguardevole dell’architettura del Rinascimento”. La stufetta in realtà risulta ben nota agli esperti: è citata dal Vasari nel passo in cui si attribuisce l’ideazione del contenuto delle decorazioni di Palazzo Vitelli alla Cannoniera e lascia a Cristoforo Gherardi, il Doceno, l’esecuzione. Dal restauro le scene meglio conservate sono relative al mito di Leda e di Atteone mentre la pittura lungo il muro di entrata poco leggibile, erosa da un maggior impatto del passaggio delle persone, durante i secoli.  Era il 1534 e le sale per i bagni caldi, a questo servivano le stufette, erano molto diffuse in ambiente romano, dove rappresentavano non tanto un segno di sfarzo quando di progressismo. E’ probabile che Angela Rossi di San Secondo Parmense e lo stesso Alessandro Vitelli, sensibile alle mode romane, ne abbiano voluto una per la propria dimora nuziale, ispirata a quella che il Parmigianino aveva decorato nell’analogo bagno a Fontanellato, dove torna il mito di Atteone e Diana, presente a Città di Castello. “Con il tempo – ha proseguito la Brucato – l’ambiente fu dismesso e cambiò destinazione. Tuttavia una parte importante delle decorazioni, grazie al lavoro compiuto dal restauratore Giuliano Guerri, sono venute alla luce e siamo riusciti a ricostruire la stufetta nei suoi tre elementi, la stanza della servitù con l’impianto idrico – poi diventata cappella – lo spogliatoio e la vasca o piscina in cui i Vitelli si immergevano”. Alcuni saggi di pulitura sulla stufetta in realtà furono compiuti nel 1983 in occasione della mostra Raffaello da giovane a Città di Castello – ha ricordato Giuliano Guerri: “allora eseguii i primi interventi ed ora dopo oltre 30 anni, sono tornato per completare il lavoro. È stato un impegno durato tre mesi ma di grande soddisfazione perché gli affreschi emersi rendono un’idea del pregio del bagno”. Il vicesindaco e assessore alla Cultura Michele Bettarelli ha ringraziato il Rotary “perché la Pinacoteca si consolida nella vocazione di specchio e scrigno dell’identità rinascimentale cittadina, un’eccellenza di tutto rispetto, che può rappresentare un attrattore turistico e un presidio culturale per tutta la Regione, di cui, non a caso, è il secondo museo per importanza. Svilupperemo tutte le potenzialità di questo luogo sia implementando le collezioni, ad esempio con il progetto della Raccolta civica, sia inserendoci in eventi internazionali di cui siamo parte, come il Cinquecentenario di Raffaello, che metterà la Pinacoteca al centro del nostro messaggio esterno”. Anche il sindaco Luciano Bacchetta ha ringraziato il Rotary, sottolineando come “la restituzione della stufetta sia un momento di valorizzazione anche per la storia di Città di Castello, che al tempo dei Vitelli, fu centro rinascimentale di prima importanza. L’eredità di questo periodo è ancora attuale e non ancora completamente espressa. La ricetta per far funzionare le cose, come in questo caso, è lavorare in sinergia con le forze vive della città”. Nel pomeriggio di venerdì 15 giugno è previsto il taglio del nastro alla presenza delle autorità e un convegno che illustra le caratteristiche della stufetta, le cui sezioni sono state analizzate e ricostruite dall’architetto Francesco Rosi. Per chi volesse saperne di più, il Catalogo ufficiale della Pinacoteca offre un’approfondita trattazione della stufetta nel capitolo dedicato al Doceno.

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