CHI FA DA SE’, FA PER TRE . Torna di moda l’arte del fai da te e dei cittadini armati di buona volontà

C’è un arte sempre cara e mai abbandonata, in altri tempi considerata da qualcuno addirittura un business e oggi tornata quanto mai di moda: il fai da te.  Saranno  i tempi di vacche magre che l hanno riportata in auge, ma il fai da te ora più che mai è l hobby per eccellenza.  Siamo tutti in attesa che questo fai da te  venga utilizzato per tappare le buche nelle strade . E  già ci sembra di vederle  le  orde di badilatori pronti alla bisogna con tanto di catrame, anche questo fai da te (e  non si discosterebbe davvero  molto   da quello sputo che ogni tanto ci mettono a lenzuolo sulle buche, non è un fai da te anche quello?); per non dire di come immaginiamo volontari all’opera a ricementare la diga di Montedoglio, solcata dal Tevere e mai rammendata; oppure  ad appoggiare il lavoro dei ferrovieri per aiutarli ad  arrivare senza intoppi  alla data stabilita per la chiusura dei lavori della linea Umbertide- Città di Castello, anche se qualcuno ci fa osservare che quella data  è  già  passata da un mese.

In attesa quindi  di vedere tutto quello di cui si parla, ma spesso non si fa, il cittadino si arma da solo e si presta nel “fai da te di utilità popolare” , che sa tanto di nome guerriero di un nuovo partito. Si ritrovano per ripulire gli argini del Tevere, bella e partecipata iniziativa; si ritrovano per ricostruire percorsi pedonali sovrastati dalle erbe. E non ultimo, come è capitato a Sansecondo: ci si arma di trapano per rattoppare una panchina dissestata. Ma la perla del fai da te, che fai meglio (aggiungiamo noi)  è quella che riguarda il cippo di Venanzio Gabriotti,  incrostato  dalla vecchiaia e deturpato da qualche mano malsana in vena di regali non graditi. Senza dire nulla a nessuno nel bel mezzo di una giornata mite un imprenditore tifernate si è preso la briga di mettere mano alla restaurazione di detto cippo. A lui il nostro plauso e dell’intera comunità tifernate 

Di tasca propria senza chiedere niente a nessuno  ha deciso di far restaurare le lapidi del cippo a Venanzio Gabriotti, martire della Resistenza, nel luogo simbolo della memoria tifernate e non solo, sul greto del torrente Scatorbia dove fu fucilato il 9 maggio 1944. Un bel gesto, senza dubbio, che, grazie all’intervento di una impresa edile, Simone Epi, che a titolo gratuito ha effettuato l’intervento ed alla supervisione di una esperta restauratrice, Lucia Gustinelli, ha consentito di ridare dignità e decoro ad un “monumento” che appartiene alla storia della comunità locale e di intere generazioni. “Rispetto per la figura di Venanzio Gabriotti che ha dato la vita per la nostra libertà (“per un’idea si vive, per un’idea si muore”). Un piccolissimo intervento che può sollecitare altri piccoli gesti analoghi liberamente scelti, di comuni cittadini, che amano la loro città ed hanno a cuore la storia, le tradizioni, la sua identità”. Sono queste le motivazioni che hanno spinto il tifernate, che preferisce non rivelare la propria identità, a mettere mano alle proprie finanze, senza chiedere niente a nessuno e decidere di far restaurare le lapidi del cippo. Le due lapidi in marmo chiaro, risultavano alterate nella cromia originale da strati disomogenei di sporco sedimentato nel tempo e da tracce di colore bluastro che deturpavano il monumento. La pietra è ancorata al suo supporto con ganci di ferro intaccati da ruggine. L’epigrafe risultava inoltre lacunosa e incompleta per la perdita di alcune lettere che la compongono. In passato il cippo era stato anche oggetto di deprecabili atti vandalici con scritte offensive e parziali danni alla struttura, prontamente rimosse.

LA SCHEDA Il restauro delle due lapidi commemorative ha previsto tre fasi di realizzazione: rimozione chimica di depositi superficiali coerenti, incrostazioni, concrezioni e vernici mediante applicazione di impacchi a base di soluzione di sali inorganici; pulitura dei ganci metallici di sostegno della lapide, mediante mezzi meccanici e soluzioni di EDTA sale bisodico; ricollocamento delle lettere mancanti dell’epigrafe. L’opera si trova in località Fontecchio a Città di Castello nel luogo di esecuzione del Partigiano, Venanzio Gabriotti. Su una doppia pedana di forma rettangolare di cemento e pietra è collocato un cippo in cemento su cui è posta una lastra marmorea recante una epigrafe dedicata a Venanzio Gabriotti. Una seconda lastra si trova nella parte posteriore del cippo e riporta il giorno in cui fu fucilato, il 9 maggio 1944. Ogni anno in occasione del 9 maggio, il Comune  di Città di Castello, l’Istituto di storia sociale e politica che porta il suo nome, l’Anpi, celebrano il ricordo e anniversario della fucilazione con diverse iniziative istituzionali, al Cimitero monumentale presso la Cappella del Famedio, per la messa e poi sul Greto della Scatorbia, punto in cui Venanzio Gabriotti fu giustiziato all’alba del 9 maggio 1944. A seguire altre toccanti tappe in città e in consiglio comunale con il coinvolgimento delle scuole

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