INFRASTRUTTURE: A Perugia stappano champagne, in Altotevere si litiga sul prosecco

Certo che se si dovesse giudicare tutto dalle situazioni che si accumulano nel tempo, verrebbe da pensare male, malissimo se ci si mette anche la paura che porta a pensare che il peggio sia sempre dietro l’angolo. Salta agli occhi una cosa chiara, ed è quel divisorio netto tra la politica dell’Altotevere e quella del resto della regione, e questo strappo a volte assume anche un contorno ironico: a Perugia stappano bottiglie di champagne per l’inaugurazione di un nuovo tratto della Perugia -Ancora; in altotevere strappano le etichette per segnalare un altro fascicolo in Procura per la E/45 che crolla. Aprono un altro tratto che collega la bassa Umbria con le Marche-Abruzzo; da noi, forse, disegneranno ancora una volta la 2 Mari come si costruisce una pista dei Go-Kart quando si insediano i Luna Park. Nella capitale della Regione si festeggia all’ arrivo del Freccia Rossa; da noi ci si compiace se i 25 chilometri che separano Umbertide a Città di Castello vengano riaperti al transito dei treni prima di Pasqua. Senza contare le liti per la diga di Montedoglio. L’ultima ispezione dei 5 Stelle (speriamo fatta con degli ingegneri adeguati) è servita

a dissotterrare la scure di guerra tra i sindaci e i politici del territorio. Lo sfioramento si deve rifare o no? E’ chiaro che non si parla di una pratica sessuale, ma di quell’idea di cemento posizionato sulla parte alta della diga che ci ha abbandonato qualche anno fa. C’è chi lo vuole e chi considerando la base strutturale al centro di mille polemiche vorrebbe evitarlo, per non creare ulteriori guai alle popolazioni che sotto la diga si sentono come le sottilette nel toast. “Chi vuol difendere la gente dell’ Alta Valle del Tevere non può assolutamente prendere una posizione così superficiale- lo afferma Cirignoni in una recente intervista.- ma deve considerare ed approfondire per prima cosa la sicurezza delle popolazioni che si trovano a valle di questo colosso realizzato con poco cemento, poco ferro, ed in barba ai capitolati di appalto come assodato dal tribunale di Arezzo che nel suo ultimo pronunciamento parla di “gravi difetti di costruzione e progettazione dell’invaso e disattendi mento della normativa con particolare riguardo ai calcoli di stabilità, mancate prove di impermeabilità nonché errori di calcolo. Ripristinare lo sfioratoio significherebbe mettere sulla testa dei cittadini 150 milioni di metri cubi d’acqua trattenuti da una diga realizzata in modo criminale per di più in area sismica”. Insomma una corsa ad ostacoli senza fine. Diga, strade e ferrovia e quest’ultima è l’unica nota lieta, se vogliamo, visto che procede gradualmente ad avvicinarsi a Città di Castello rimodernando il piano viario. Quindi di fronte a questa evidente frantumazione di contatti tra il nostro territorio e l’altra Regione, di situazioni che ristagnano da anni, il cittadino si immagina una forte presa di posizione da parte dei sindaci, un richiamo all’identità sprecata al vento dell’Altotevere e del suo essere consociato almeno nelle battaglie. Macché quella che una volta sarebbe stata una discesa in campo di popolo: scioperi, manifestazioni e slogan, ora si trasforma in un happening degno della Milano da bere anni 90. Per i terremotati si organizza una partita a golf; per la diga e la E/45 un apericena. Quindi ci si immagina anche una partecipazione collettiva dei sindaci del territorio ad avvallare questa o quella ipotesi tra un proletario Prosecco di Valdobbiadene e un più raffinato brindisi degno del Mandarin di Brera. Niente! Anche su questo divisioni tra pezzi di Toscana e Umbria. I sindaci dell’Altotevere umbro, si lamentano Cirignoni e il sindaco di Badia Tedalda, non partecipano nemmeno agli apericena, gli ultimi organizzati sono andati deserti: vuoi vedere che tocca litigare anche sul Prosecco.

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