QUELLE DUE FACCE DELLA STESSA FRONTIERA. La caccia di selezione e il soccorso dei caprioli

Ci sono due facce di una stessa medaglia, in un territorio di confine che d’inverno si avvicina molto ad assomigliare a quei posti del Montana. Bocca Serriola, Trabaria la via Maggio. Passi incantevoli imbiancati quanto basta a far cambiare direzione ai pensieri. Territori di confine tra Marche, Umbria ed Emilia Romagna. Luoghi dove la natura da più segnali che in altre zone. Ed il segnale che arriva racconta due storie parallele, nei racconti di chi li ha vissuti in prima persona. Capita di assistere nell’inverno bianco di un passo di montagna all’investimento fortuito di un capriolo. Capita di toccare con mano l’umanità espressa di un ragazzo che rimane a vegliare l’animale ferito per tre ore nel freddo invernale, sino all’arrivo dei soccorsi. Capita di raccogliere testimonianze di chi assiste all’uccisione di caprioli nelle stesse valli con altri sistemi. Con il sistema che la regione chiama di “selezione”, ma che per qualcuno diventa caccia legalmente autorizzata da farsi senza fatica con carabine di alta precisione , magari dalla strada, magari da una vettura comoda e calda a distanza ravvicinata da qualche abitazioni. Giusto il tempo di ammansire la preda e di farsi belli al bar del paese. Vogliamo sperare che non sempre sia così e che racconti di questo genere siano solo racconti da frontiera in piena stagione invernale. Ma del primo siamo certi e del secondo sappiamo che spesso avviene. (immagine fotografica ripresa dal sito dreamstime)

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