“Le vite dei santi di Città di Castello nel medioevo” di Licciardello Venerdì la presentazione

Sarà presentato venerdì 9 febbraio, alle ore 17, nel salone Santo Stefano del Palazzo Vescovile di Città di Castello (Piazza Gabriotti 10) il volume Le vite dei santi di Città di Castello nel medioevo, di Pierluigi Licciardello. Il saggio, pubblicato dalla Editrice Pliniana nella collana “Castellana Ecclesia”, verrà presentato dal prof. Edoardo D’Angelo (Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli) e dalla prof.ssa Alessandra Bartolomei Romagnoli (Pontificia Università Gregoriana di Roma); interverranno anche il vescovo diocesano, mons. Domenico Cancian, e l’autore, prof. Pierluigi Licciardello.

Il volume raccoglie l’edizione critica e la traduzione in italiana di tutte le fonti agiografiche, epigrafiche e liturgiche relative ai santi della diocesi di Città di Castello dell’età antica e del medioevo (santi Crescenziano e compagni martiri; santi Florido, Amanzio, Donnino e Illuminato; beata Margherita; epigrafe dei santi Alberto e Brizio), che vengono così messe a disposizione degli studiosi per la prima volta in un’unica sede editoriale e in traduzione italiana (finora erano state tradotte solamente le vite trecentesche della beata Margherita).

Il volume è stato di recente molto apprezzato anche dal ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Fraceschini, il quale ha affermato: “Spesso nell’immaginario collettivo gli archivi vengono ingiustamente percepiti come polverosi e privi di vita, in realtà si tratta di luoghi in grado di restituirci emozioni ed aneddoti, cattedrali della Memoria in grado di insegnarci molto sul passato e dunque sul nostro futuro. Potremmo quasi dire, provocatoriamente, che brulicano di vita. Così nel leggere il materiale raccolto da Licciardello, le fonti agiografiche e liturgiche e le epigrafi, co accompagnano in una sorta di viaggio nel tempo attraverso oltre 1500 anni di storia e di fede. Il respiro del Medioevo riaffiora nelle vite dei santi e dei beati, illuminando un pezzo importante dell’identità religiosa e civile della comunità tifernate”.

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