QUELLA PARTE DI CITTA’ CHE RISCHIA IL BLOCCO

La questione piazza dell’Archeologia è ben lontano dall’essere definita. I passaggi. Due settimane fa a termine dell’indagine portata avanti dal giudice Gratteri, la polizia di Catanzaro ha messo a segno uno dei colpi più importanti contro la ndrangheta calabrese, un colpo che ha portato all’arresto di ben 169 persone. Tra queste persone figura anche l’amministratore della ditta che ha vinto l’appalto per la realizzazione di piazza dell’Archeologia, presentata in grande stile dalla giunta Bacchetta alcuni giorni prima dello scattare degli arresti. Da qui il blocco dei lavori e della relazione del sindaco e dei tecnici al Prefetto. Un colpo basso che mette alla città un ulteriore freno ma che evidenzia quanto sia assolutamente flebile il rischio per le amministrazioni pubbliche di cadere nel vortice delle inchieste in maniera diretta (per fortuna non in questo caso), o di subirne i danni, come in questo caso, in maniera indiretta. La questione potrebbe diventare più complicata di quanto si pensa e i danni per la città sarebbero davvero ingenti, visto e considerato che quella zona ha da decenni subito dei blocchi , prima con la Soprintendenza per i ben culturali, oggi per altre questioni. “Dopo aver appreso dalle cronache dell’arresto dell’amministratore della società Corbo Group spa, impegnata nei lavori di piazza dell’Archeologia e dell’incontro con Cannizzaro da parte del sindaco Bacchetta, accompagnato da assessori e dirigenti, chiediamo che il sindaco riferisca in Consiglio comunale sull’esito dell’incontro e sugli sviluppi della incresciosa situazione”: con queste parole i consiglieri comunali di Castello Cambia Emanuela Arcaleni e Vincenzo Bucci chiedono chiarimenti sulla situazione in piazza dell’Archeologia.“Ci sembra doveroso – scrivono i due in nota – che la massima assise venga debitamente informata e non debba apprendere solo dai giornali, e solo in parte, quello che assessori e dirigenti già conoscono. E non solo: chiediamo, come abbiamo già fatto con nota ufficiale, che si riferisca sui passati incarichi che la ditta Corbo ha ricevuto dal Comune di Città di Castello, sia direttamente che attraverso ATI (associazione temporanea di impresa) con altre ditte e se stia partecipando ad altri appalti o bandi di appalto pubblici”. La questione “appalti pubblici” è quanto mai calda per questa amministrazione: dopo la delibera Anac dell’agosto 2017 che rilevava una serie di “non conformità” sulle procedure per i lavori per la Biblioteca a Palazzo Vitelli a San Giacomo, l’inchiesta della magistratura sull’appalto riguardante piazza dell’Archeologia. Già avevamo percepito una forte tensione nell’ultimo Consiglio, – proseguono i consiglieri di Castello Cambia – al momento della discussione della nostra interpellanza in cui abbiamo chiesto una puntuale ricostruzione di tutti gli atti e i relativi importi che hanno riguardato i lavori per la biblioteca, se l’amministrazione non ritenesse di dover comprendere meglio le problematiche interne che hanno generato i rilievi dell’autorità anticorruzione, e se non ritenesse di dover prendere provvedimenti per tutelare gli interessi generali di questo Comune. Pur rimanendo garantisti, non ci sembra che i rilievi di Anac siano minimi: si parla di atti non conformi, di inadempienze, di procedure non rispettose delle leggi vigenti. Alcune domande sorgono spontanee: a nessuno è venuto in mente di istituire una Commissione di indagine interna, in autotutela? I funzionari coinvolti continueranno ad occuparsi delle medesime materie e gli stessi professionisti esterni a concorrere per ulteriori incarichi da parte del Comune? – chiedono Arcaleni e Bucci – A queste e alle altre domande, abbiamo ricevuto dal Sindaco una risposta che ha il sapore della provocazione: ha letto una nota scritta integralmente da chi è rimasto coinvolto direttamente dai rilievi Anac di cui abbiamo chiesto conto, e ha di fatto permesso una perfetta e preventiva autoassoluzione. Si è generato quello che a noi sembra un vero e proprio cortocircuito “politico-amministrativo”: se le risposte di un dirigente comunale hanno il dovere di chiarire gli aspetti tecnici delle questioni sollevate ( come ad esempio le cifre spese), possono spingersi a dare pareri e giudizi su una questione che riguarda direttamente il suo operato? E cosa pensare di un sindaco che si è nascosto dietro i tecnicismi della risposta del suo dirigente, rifiutandosi di esprimere alcun giudizio politico sulla vicenda, malgrado le sollecitazioni? E se a questo aggiungiamo il raggelato silenzio di un’aula dove la maggioranza non ha emesso un fiato, lo sconcerto è totale: forse la questione sollevata è ritenuta superflua e risibile oppure è talmente grave che parlarne può sconvolgere altri equilibri? Sicuramente lunedì scorso questa amministrazione e questa maggioranza hanno perso una buona occasione per scrivere una bella pagina di democrazia e trasparenza. E se leggiamo le cronache, capiamo bene quanto invece ce ne sia bisogno. Da parte nostra continueremo a fare la nostra parte di opposizione seria, puntuale e propositiva per chiarire e dare conto alla cittadinanza di come viene amministrata questa città e di come vengono utilizzati i soldi pubblici”.

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