…e che lo Sposalizio della Vergine torni dove è stato dipinto

Forse non era stata adeguatamente promossa l’iniziativa della raccolta firme per riportare lo Sposalizio della Vergine, opera di Raffaello, sottratto dai “milanesi” qualche buon secolo fa e mai riportato nella sua sede natale appunto a Città di Castello. Dicevamo che la raccolta firme promossa nel 2016, attraverso un sito internet aveva raccolto meno di duecento firme e questo può far pensare 1: ” che al tifernate delle opere di Raffaello interessi poco. 2: ” che la raccolta non sia poi stata così tanto pubblicizzata. Noi optiamo per la seconda , cosi ci salviamo in calcio d’angolo. Quindi, considerando la seconda ipotesi fa bene Nicola Morini a ritornare sul pezzo: vale a dire a chiedere ancora a gran voce che questo distacco tra il luogo di creazione e l’attuale luogo di deposito abbia fine, e che la Vergine torni a chi la reclama.
“E’ stato recentemente approvato in Parlamento il Disegno di Legge “Disposizioni per la celebrazione dei 500 anni dalla morte Raffaello Sanzio”. La legge – scrive Nicola Morini – istituisce un comitato nazionale per le celebrazioni, attribuendo un contributo di 1.150.000 euro. Al comitato spetta il compito di elaborare il piano delle iniziative culturali, di predisporre il piano economico e programmi per favorire processi di sviluppo turistico. Ne faranno parte esperti ma anche soggetti particolarmente coinvolti per l’ambito territoriale e istituzionale in cui agiscono.
Un avvenimento come il Cinquecentenario della morte di Raffaello, quindi, non può essere disatteso da una città come la nostra. Partecipare alle celebrazioni significherebbe valorizzare debitamente Città di Castello dal punto di vista artistico, culturale e turistico rilanciando il lavoro compiuto nel 1983, Cinquecentenario della nascita, con la mostra “Raffaello giovane e Città di Castello”. Viceversa finora non si è avuto notizia di un impegno diretto dell’amministrazione comunale in tal senso e non ve ne è menzione nemmeno nelle “Linee programmatiche” del Sindaco.
Raffaello ebbe i suoi natali artistici a Città di Castello quando dal 1499, appena sedicenne, al 1504 vi dipinse ben quattro opere. Fra queste spiccano la sua prima commissione indipendente lo “Stendardo della Santissima Trinità”, conservato nella Pinacoteca Comunale cittadina, e lo “Sposalizio della Vergine”, conservata presso la Pinacoteca “Brera”, che rappresenta di fatto il suo manifesto artistico. Lo “Sposalizio” è legato in modo particolare alla storia della nostra città in quanto, dipinta per la Chiesa di San Francesco, fu tolta ad essa e portata prima a Brescia e poi a Milano, di fatto come “bottino di guerra”, dal Generale delle truppe rivoluzionarie Cisalpine Giuseppe Lechi. Non a caso nel 2020 non ricorreranno soltanto 500 anni dalla morte del pittore Urbinate, ma anche 200 anni dal tentativo attuato dai padri francescani tifernati di recuperare il quadro e riportarlo a Città di Castello.
Ciò considerato – termina l’esponente di Tiferno Insieme – ho ritenuto opportuno sollecitare, tramite apposita interpellanza, la Giunta locale cui chiedo se si sia attivata per far parte del Comitato delle celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Raffaello o se si sia già adoperata per aprire adeguati contatti. Chiedo inoltre di costituire una Commissione locale di esperti che possano comunque progettare e supportare un impegno della nostra Città in vista del cinquecentenario e, nell’occasione, risollevare la questione dello “Sposalizio della Vergine”, anche per sensibilizzare l’opinione pubblica locale e nazionale affinché si possano prospettare le migliori modalità per favorire un ritorno della celebre Pala nella nostra Città al di là di motivazioni campanilistiche e/o giuridiche. Credo infatti che siano da apprezzare gli episodi nei quali si cerca favorire il pieno recupero delle identità culturali e storiche anche attraverso la ricomposizione del tessuto artistico per mezzo di accordi che favoriscono l’esposizione nel sito originario, la restituzione o la ricollocazione di opere disperse o sottratte alle rispettive comunità. Il Cinquecentenario potrebbe essere l’occasione giusta per aprire una strada.

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