UMBERTIDE CAMBIA:” le nostre dimissioni sono ampiamente giustificate”

“Si può avere opinioni diverse, ma la nostra decisione è fondata su precise ragioni politiche e non su accordi siglati sottobanco.

Il Sindaco Locchi chiede almeno una motivazione che giustifichi le nostre dimissioni. Ne indichiamo almeno tre: per combattere un uso improprio delle Istituzioni, per evitare un anno e mezzo di agonia amministrativa, per dimostrare come questo PD non sia più in grado di governare la città.

Non si possono scaricare i problemi interni ad un partito, qualsiasi esso sia, sull’Amministrazione Comunale e sul suo efficace funzionamento. Un Sindaco senza maggioranza e senza un programma alternativo non può governare. Bisogna prenderne atto, staccare la spina e andare il più preso possibile a nuove elezioni, nell’interesse della città.

Questa è chiarezza. Questa è responsabilità istituzionale.

La premessa. Umbertide cambia non è il PD, ma un movimento civico di opposizione che deve rendere conto ai cittadini. Non deve entrare nelle questioni interne ad un partito politico e nemmeno sostenere una parte. Deve responsabilmente valutare la situazione nel momento in cui conflitti interni ad un partito si scaricano sulle Istituzioni e sul governo della città. A fronte della profonda crisi aperta nel Comune di Umbertide abbiamo ponderato con estrema attenzione tutte le possibili conseguenze per la Comunità di ogni nostra possibile scelta, ed abbiamo deciso pensando all’interesse generale, quindi non al nostro tornaconto o a quello di una parte del partito di maggioranza, qualunque essa sia. Ed a fronte di una improvvisazione politica abbiamo deciso di far prevalere la responsabilità istituzionale.

L’improvvisazione politica. Dopo le dimissioni dei 7 consiglieri del PD, annunciate anche dalla stampa in data 13 dicembre, quindi il giorno precedente l’effettiva presentazione, la composizione del Consiglio Comunale sarebbe stata la seguente: massimo 5 Consiglieri del PD (i 3 restanti più le 2 surroghe possibili, dato che gli altri non eletti erano già stati portati in Consiglio) e 6 Consiglieri delle opposizioni (3 Umbertide cambia, 2 M5S, 1 Destra). Il Sindaco non avrebbe potuto contare su una maggioranza, nemmeno aggiungendo il suo voto (in caso di parità non c’è approvazione). Per quanti mesi avrebbe potuto governare la città? Al massimo fino a Marzo 2018, cioè fino alla necessaria votazione del Bilancio di previsione. La mancata approvazione del documento contabile fondamentale avrebbe decretato lo scioglimento del Consiglio Comunale e la conseguente nomina di un Commissario che avrebbe però retto il Comune fino al Giugno 2019, data naturale di scadenza della consiliatura. Eventuali elezioni anticipate possono infatti essere indette soltanto se tutte le necessarie procedure conseguenti allo scioglimento vengono effettuate entro il 24 febbraio 2018. Avremmo avuto quindi tre mesi di “governo farsa” e più di un anno di commissariamento. I tempi in politica sono fondamentali.

La responsabilità istituzionale. A fronte delle pesanti ricadute sul funzionamento dell’amministrazione ed il governo della città che avrebbe certamente comportato la nuova configurazione del Consiglio Comunale, la norma di legge che prevede lo scioglimento del consiglio a fronte delle consensuali dimissioni della maggioranza dei consiglieri ci è sembrato lo strumento utile a concretizzare la soluzione che avrebbe prodotto il minor danno e la piena trasparenza. Il minimo danno: un commissariamento di qualche mese a fronte di una agonia di un anno e mezzo. La chiarezza: appunto elezioni. Ai cittadini la decisione, ma subito, appunto a maggio / giugno 2018, non nel lontano 2019.

La mozione di sfiducia. M5S e Umbertide Viva sostengono che la strada più corretta sarebbe stata quella della presentazione di una mozione di sfiducia. Per presentarla occorre la firma di 7 Consiglieri ed il voto di 9 Consiglieri. Nel Consiglio post dimissioni non ci sarebbero stati i numeri per considerare questa soluzione. D’altra parte più di una volta il PD locale ha affermato di “non poter certo sfiduciare il sindaco” scegliendo appunto la via delle dimissioni. L’eventuale rientro delle annunciate dimissioni dei Consiglieri PD avrebbe a maggior ragione impedito questa soluzione, significando il raggiungimento di un nuovo accordo interno al PD. Dunque una soluzione impraticabile.

Il cambio di maggioranza. Avremmo potuto sostenere, insieme ad una parte del PD, quella di Locchi e Guasticchi, l’iniziativa del Sindaco, formando di fatto una nuova maggioranza. Per fare cosa? In cambio dei nostri voti avremmo potuto anche ambire ad un assessorato. Sarebbe stata una soluzione corretta e dignitosa? Per la verità una proposta al Sindaco l’abbiamo fatta, visto che ci siamo sempre parlati e sapeva delle nostre intenzioni (tanto per rispondere a chi parla di tradimento o di fucilazione alle spalle). Per evitare la fine anticipata della consiliatura e dare alla città un governo serio di fine mandato con un programma specifico, esci dal Pd e formiamo un governo civico. Risposta negativa, a dimostrazione del fatto che le questioni riguardano equilibri interni al PD, non la volontà di mettere in atto una cambio radicale del sistema politico incentrato sul “partito”, da noi sempre auspicato.

L’accordo con l’altra parte del PD. Come si risolve allora dignitosamente e responsabilmente una situazione prodotta esclusivamente da lotte interne al PD e dalla sprovveduta azione politica del Sindaco e dei suoi ispiratori? Tornando al voto. Qual è lo strumento che avrebbe consentito di tornarci nei tempi più brevi? Preso atto della volontà di dimettersi espressa dai 7 consiglieri PD (di parte “Giuliettiana”, la stessa che a suo tempo ha nominato Locchi Sindaco facente funzioni per poi candidarlo ed eleggerlo nel 2014, riconoscendogli un lungo percorso politico ed amministrativo di provata fedeltà), ritenendo al contempo da parte nostra inopportuna la farsa del “governicchio” e molto pericolosa la prospettiva di un commissariamento fino al 2019 era necessario fare in modo che le dimissioni di almeno 9 Consiglieri fossero contestuali. Perché questa contemporaneità fosse testimoniata dai numeri del protocollo, necessariamente in sequenza tra loro per dare efficacia all’azione, dovevamo presentaci insieme in ufficio. Ecco il “diabolico” accordo tra i 9 consiglieri (noto a tutti all’interno del PD perché da noi stessi comunicato con anticipo): il momento di presentazione delle dimissioni. Che per ogni parte (Pd, partito di maggioranza, e Umbertide cambia, movimento civico di opposizione) hanno però un significato ben diverso. Punto.

Perché solo 2 dei 3 consiglieri di Umbertide cambia si sono dimessi? Il gruppo esecutivo che coordina il movimento, dopo un puntuale approfondimento politico e tecnico della situazione, ha deciso una linea sulla base di un principio fondamentale: non fare “inciuci”, pensare all’interesse generale della comunità. Quindi andare al voto. Ma la scelta di dimettersi, unico strumento che avrebbe consentito questa soluzione, è un fatto che attiene la coscienza di ognuno. Quindi è legittima e rispettabile tanto la scelta dei Consiglieri Claudio Faloci e Stefano Conti, che hanno deciso di dimettersi, quanto quella del Consigliere Luigino Orazi, che non lo ha fatto.

Resta il risultato: la chiarezza del voto anticipato, affinché nessuno pensi più di gestire le Istituzioni a proprio uso e consumo. Quello si un vero “atto di ingerenza e prepotenza senza uguali” verso i cittadini, chiunque lo commetta. Una “lezione” che ci auguriamo serva finalmente a riflettere”.

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