TRA FERROVIA E GRANDI CICLABILI, perché rimaniamo sempre a margine dei progetti importanti

“C’è un trenino scacioppato che dal Borgo va a Fossato”. Era la cantilena degli anni 30, in voga tra i bambini che osservavano sbuffare la ciminiera del locomotore a carbone che trainava vagoni quasi sempre pieni di persone, merci e animali.
Un treno che solcava la valle da Arezzo a Città di Castello, per poi proseguire sino ad Umbertide per poi dividersi nella via verso Perugia e oltre sino a Terni, oppure salire su sino a Fossato di Vico. Era il percorso della nostra ferrovia. Poi la guerra ha fatto si che questi due rami si spezzassero e che sia la tratta da Sansepolcro ad Arezzo che quella da Umbertide a Fossato, scomparissero, lasciando solo sentieri e qualche stazioncina, diventata poi abitazione o rudere.
Un percorso abbandonato da più di mezzo secolo, e ogni tanto riesumato da qualche politico. Il progetto ferrovia locale zoppica da noi ma è ripreso in maniera forte e decisa in altre zone della nazione, dove con fatica stanno cercando di ricostruire percorsi ferroviari abbandonati o limitati. In alcune regioni si stanno adoperando con la convinzione che al percorso ferroviario può essere legato anche lo sviluppo turistico e non meno quello economico.
E’ notizia di questi giorni come il commercio con la Cina stia passando anche attraverso il ripristino di una linea ferroviaria che dal centro Italia, porta nella zona rossa del Mondo. Un percorso più veloce per attivare ancora di più commerci che diversamente avrebbero sbocco solo via mare, con la lentezza dovuta al trasferimento marittimo il cui unico vantaggio sta nel quintalaggio trasportato. Questo è un esempio ampio di come possa avere un valore estremo ripristinare proprio per il commercio una linea ferroviaria in una regione che non sviluppa grandi arterie di collegamento.
I lavori di ripristino che si stanno facendo nella zona tra Sansepolcro e Umbertide pare siano finalizzati anche a questo; ammodernando quindi un sistema che possa essere usufruibile ad ampio raggio.
Di linee ferroviarie locali solo nella regione vicina alla nostra come la Toscana ce ne sono molte: la Siena- Grosseto; la Siena- Chiusi; la Cecina –Saline; la Stia- Arezzo e la Porrettana.
In molti le definiscono minori ma in verità sono un tesoro di storia, natura e tradizioni. Un viaggio lento che potrebbe oltreché rinforzare le linee di commercio, soprattutto aprire al turismo a cui il lento percorrere di tratti di regione non può che non piacere. In Italia si stanno valorizzando le piste ciclabili. Delle vere e proprie autostrade verdi che percorrono la nostra nazione in lungo e in largo. Ebbene la regione Toscana, sempre per guardare ad un palmo di naso, sta cercando di valorizzare l’integrazione del trasporto su rotaia con la mobilità ciclabile. Per questo sta realizzando il sistema regionale delle ciclopiste, che avrà come asse di riferimento la Ciclopista dell’Arno e la ciclovia Tirrenica, con notevoli opportunità di scambio tra treno e bici per residenti e turisti, che anche su queste direttrici potranno costruire i loro itinerari alla scoperta dei territori.
Un po’ quello che sta succedendo a Spoleto dove essendo decapitata la linea ferroviaria che porta a Norcia , i ciclisti utilizzano il vecchio tracciato ormai privato dei binari per completare una delle gare più belle e affascinanti organizzate in Umbria, alla quale partecipano migliaia di persone. Tornando alle ciclovie nazionali in cantiere non resta che segnalare come il nostro territorio sia stato tagliato fuori. Nessuno dei grandi progetti, quasi seimila chilometri di strade ciclabili da Trieste alla Sicilia per ben 18 regioni attraversate, per un investimento di ben 400 milioni di euro ai quali se ne aggiungeranno altri 150 grazie alla legge di stabilità, ci sfiorerà. Insomma valorizzare il territorio con percorsi dolci creando percorsi che entrino nel cuore dell’Italia pare sia un sogno da tempo covato a livello nazionale dai ministri Fraceschini e Del Rio; peccato che anche questa volta i nostri di sogni rimangano nel cassetto.

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