IL TAGLIO DI PIERO, quaranta anni in perfetto stile

Il taglio era di Piero, ed era già tanto per le donne che lo ostentavano. Una garanzia di essere alla moda, al passo con i tempi. Nei quaranta anni di attività Piero Montanucci della Duo Stylist di tagli ne ha curati davvero tanti e molti davvero particolari per il soggetto al quale questo taglio veniva fatto.
Nei giorni scorsi il comune ha voluto dare riconoscimento ad una lunga carriera, (dal 1977) “ piena di successi e di soddisfazioni, perché Piero ha interpretato decenni di evoluzione del costume attraverso uno degli elementi più influenzabili dalle mode e più immediati nella percezione della persona, la sua acconciatura” ha detto l’assessore al Turismo e Commercio tifernate Riccardo Carletti, consegnando una targa a ricordo dell’importante compleanno. “Del mestiere artigiano, che è stato fino a qualche tempo fa, Piero ha salvaguardato la passione, intatta a giudicare da come e quanto lavora, affiancandole una formazione permanente, fai da te quando tale approccio non era ancora consolidato e poi istituzionalizzata attraverso l’impegno sia nel Centro di formazione G.O. Bufalini, che ora come presidente del consorzio specializzato Futuro. Complimenti dunque a Piero, a Liliana e ai figli, Marta ed Andrea, prosecutori di un’azienda familiare, che ha scelto il centro storico e non è mai tornata indietro, rappresentando un valore aggiunto della sua rete commerciale”. “Oggi è facile scegliere di fare l’acconciatore, anzi, costituisce una opzione molto seguita tra i giovani. Ma una volta il mestiere del parrucchiere non esisteva; c’era, specialmente in campagna, un contadino, che finito il lavoro nei campi, tagliava i capelli nella stalla, dove era più caldo” ricorda Piero, evocando come nacque la vocazione. “A Calzolaro Ernesto aveva aperto una piccolissima bottega, dove anch’io ormai ragazzo andai per sistemarmi i capelli ma, tornando a casa in bicicletta, ebbi la classica illuminazione. Da grande avrei fatto il barbiere. Non ci azzeccai anche se andai molto vicino al vero. Divenni garzone, dopo qualche anno decisi di andare a Roma a studiare e lavorare nei negozi delle zone esclusive: via Frattina, via Sestina, sul treno di lusso Settebello, nella tratta Roma-Milano, a Puntala. Presto ebbi nostalgia di casa e tornai a Città di Castello, dove dal 1977, insieme a mia moglie Liliana, che si occupa dei lavori tecnici, gestisco il negozio di Corso Cavour”. “Fu qui che pettinai Monica Bellucci, quando era ancora una studentessa del liceo classico” dice, mostrando le molte foto di loro insieme, in vari set fotografichi e occasioni pubbliche, che tiene esposte in modo discreto, affettuoso. Visibili ma non esibite. “La conobbi – rivela – mentre faceva l’autostop e la convinsi a diventare la mia modella. Dovunque andavo, Monica non passava inosservata. Tutti si accorgevano della sua straordinaria e naturale capacità di imporsi allo sguardo. Posso dire che non è cambiata: è sempre rimasta la ragazza sicura ed umile dei suoi primi passi”. In quaranta anni Piero Montanucci ha lavorato per molte celebrità, da ultimo Catherine Spaak, a Città di Castello per il Festival Nazioni, ma il suo impegno più gratificante è la formazione: “Sono presidente del Consorzio Futura e della Cna per il mio settore. Oggi è normale curare la formazione ed aggiornarsi. Una volta invece era affidato alla curiosità e all’iniziativa del singolo. Personalmente il confronto con altri contesti e colleghi è sempre stato stimolante, per questo già negli anni Ottanta, come consulente L’Oreal, ho girato il mondo tenendo stage in Europa, a Parigi per esempio, e all’estero, fino a Tokio”. Che cosa sia cambiato in questi quaranta anni, con pettine e forbici in mano, è presto detto: “La cultura professionale. Oggi è molto profonda e tiene conto del fatto che, se si eccettua il medico e l’estetista, l’acconciatore è uno dei pochi mestieri che entra in contatto con il corpo della cliente e lo trasforma. Nell’epoca del benessere è un privilegio ma anche una responsabilità”. Motivo di grande orgoglio per Piero è che i figli amino come lui questo lavoro e stiano costruendo il loro presente ed il loro futuro nel negozio di famiglia: “I miei genitori mi dissero che non ero costretto a fare il contadino. Ero libero. Ed io scelsi di fare l’acconciatore. Ma quel mondo aveva una saggezza, un equilibrio, a cui stiamo ritornando”.

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